I commi 2 e 3 dell’articolo 7 del decreto-legge n. 170 del 30 settembre 2026 cambiano la destinazione e l’ammontare dei fondi per i percorsi di educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto di ogni forma di violenza di genere nelle scuole. Il decreto è in vigore dal 1° ottobre 2026 ma deve essere convertito in legge: il testo può cambiare.
Cosa prevedeva la legge di bilancio 2026
L’articolo 1, comma 883, della legge n. 199 del 2025 (legge di bilancio 2026) autorizzava, come ricostruisce il dossier del Servizio Studi, la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 a favore dell’INDIRE, per potenziare i percorsi formativi e didattici già attivati dal Ministero, per il tramite dell’Istituto, nelle istituzioni scolastiche.
Cosa cambia
- Niente più INDIRE come tramite (comma 2, lettera a): il testo elimina sia il riferimento all’INDIRE come soggetto attuatore sia la sua individuazione come destinatario dell’autorizzazione di spesa. Restano le finalità educative e il riferimento ai percorsi già attivati, ma le risorse sono ora riferite direttamente a favore delle istituzioni scolastiche.
- Riparto tra gli Uffici scolastici regionali (lettera b): le risorse sono ripartite con decreto del Ministero dell’istruzione e del merito tra gli Uffici scolastici regionali.
- 3 milioni in più (comma 3): l’autorizzazione di spesa è incrementata di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, che si sommano ai 2 milioni già previsti.
Da dove arrivano i 3 milioni
Gli oneri si coprono con una corrispondente riduzione del fondo dell’articolo 1, comma 233, della legge 199 del 2025, istituito presso il Ministero dell’interno con una dotazione di 7 milioni di euro annui per il 2026 e il 2027. Il dossier ricorda che quel fondo serviva a sostenere, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e attraverso i comuni, attività educative sul contrasto della violenza contro le donne, su pari opportunità, consenso, integrità fisica e rispetto reciproco, anche con il coinvolgimento dei centri antiviolenza; il riparto era affidato a un decreto del Ministro dell’interno, previa intesa in Conferenza Stato-città e autonomie locali.
Lo stesso fondo è utilizzato come copertura anche dall’articolo 4, comma 3, del decreto, che aumenta di 4 milioni di euro annui il fondo contro il cyberbullismo: la somma delle due riduzioni (4 più 3 milioni) coincide con la dotazione iniziale di 7 milioni annui. Il decreto non dice come cambieranno di conseguenza le attività finanziate dal fondo del Ministero dell’interno.
Poiché si tratta di un decreto-legge, le cifre possono cambiare in sede di conversione.